Gli stipendi secondo Henry Ford

Henry Ford, il fondatore della Ford Motor Company e l’inventore della produzione di massa, è considerato il fondatore del capitalismo moderno. Non a caso, nel romanzo di fantascienza “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley, feroce satira del capitalismo, l’ideologia fanaticamente seguita dal Governo mondiale è quella del “fordismo”.

Appurato dunque che Ford non può essere considerato un comunista (sponsorizzò anzi un giornale di estrema destra, il Dearborn Independent), vediamo che ne pensava di una questione molto dibattuta in Italia in questi giorni: i salari.

Ford diceva: “Esiste una sola regola per l’imprenditore: fare il migliore prodotto possibile al minor costo possibile, pagando i massimi stipendi possibili”.

Non era un’uscita retorica, né Ford era un filantropo. Semplicemente sapeva che lo sterminato numero di articoli prodotto dalla catena di montaggio da lui inventata, per essere venduto, doveva essere comprato dai suoi stessi operai.

Erano altri tempi, si dirà. Oggi, la globalizzazione e la tecnologia del container consentono di produrre negli Stati Uniti e vendere in Cina, o viceversa.

Già. Il problema, a breve termine, è che gran parte delle imprese producono beni od offrono servizi destinati al mercato interno. Poiché non possiamo permetterci che tutte queste imprese falliscano, forse bisognerebbe fare qualcosa per ripristinare il potere d’acquisto interno.

A lungo termine, poi, qual è l’alternativa ? Un Paese impoverito che lavora esclusivamente per l’esportazione. Non ricorda molto l’economia di un Paese del terzo mondo ?

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2 pensieri su “Gli stipendi secondo Henry Ford

  1. L’Italia non ha mai avuto una vera economia capitalistica come i paesi anglosassoni. Dal dopoguerra ad oggi, il sistema italiano ha riflettuto (e continua a riflettere) le due religioni dominanti, il cattolicesimo e il comunismo, che si basavano su un capillare controllo dello Stato nell’iniziativa privata.
    Questo ha influito anche nella dinamica degli stipendi in Italia, che sono effettivamente bassi (anche se lo stipendio lordo non è così basso come si crede; a pesare enormente sono gli oneri fiscali e sociali) se paragonati a quelli degli altri paesi europei.
    Henry Ford riuscì a garantire ai suoi dipendenti retribuzioni doppie rispetto alla media grazie alla geniale invenzione della catena di montaggio, che consentiva il raddoppio della produzione a parità di addetti. In Italia questa logica, intrensicamente capitalistica, legata alla produttività del lavoro, è sempre stata un tabù.
    In tutto il dopoguerra gli “intellettuali marxisti” italiani si ostinavano a ritenere il lavoro una “variabile indipendente”. Il sistema di contrattazione italiana dopotutto riflette quest’impostazione: lo stipendio viene deciso ad un tavolo centrale fra governo e parti sociali, e viene così imposto in tutta la nazione, indipendentemente dalla realtà locale e, soprattutto, aziendale.
    Naturalmente i cambiamenti radicali fatti di colpo in bianco possono avere esiti disastrosi, perciò è impensabile pensare di cambiare in blocco il sistema dall’oggi al domani. Tuttavia, se vogliamo dare lo slancio all’aumento degli stipendi e della produttività in Italia, sarebbe opportuno iniziare a dare maggiore spazio, nelle retribuzioni,alla parte dovuta agli accordi aziendali e minore invece a quelli nazionali.

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