Le contraddizioni del voto americano

Per il Presidente uscente Barack Obama e il Partito democratico è il momento di festeggiare. Domani sarà il momento di riflettere, non solo per il Partito democratico ma anche per quello repubblicano.

Riflessioni per il Partito democratico.

Sulla base del conteggio dei voti elettorali assegnati agli Stati, la vittoria di Obama sembra netta: trecentotré contro duecentosei.

Il computo capitario dei voti, però, racconta una storia diversa: Obama ha vinto con uno scarto di circa un punto e mezzo percentuale, contro i sette punti abbondanti del 2008.

Non solo, il Partito democratico non controlla la Camera dei rappresentanti (a differenza del Senato).

L’America è spaccata in due, e difficile da governare.

Riflessioni per il Partito repubblicano.

Tutta la campagna elettorale del ticket Romney-Ryan è stata impostata sulla meritocrazia, contrapposta al presunto assistenzialismo di Obama.

Fatto sta che tutti gli Stati più sviluppati del Paese, il Nord Est e la Costa Ovest, hanno votato compatti per Obama, con in testa la New York di Wall Street e la California della Silicon Valley. Per i “meritocratici” repubblicani si sono schierati invece, quasi monoliticamente, gli Stati del centro e del sud, impoveriti e pesantemente dipendenti dall’assistenza pubblica.

In tal modo, il Partito repubblicano non solo presta il fianco ad accuse di ipocrisia, ma va a toccare un nervo scoperto della storia americana, quello della contrapposizione fra Stati sviluppati e progressisti da una parte e Stati arretrati e conservatori dall’altra: praticamente il copione della guerra di secessione.

Infine, i referendum che in molti Stati si sono tenuti, quasi tutti di sapore progressista: sulla legalizzazione dei matrimoni omosessuali e della cannabis, sull’abolizione della pena di morte, sull’aborto, sui preservativi, sull’istruzione.

Molte delle proposte referendarie sono passate, facendoci scoprire un’America più liberal di quella suggerita dalla campagna elettorale ultraconservatrice repubblicana, non a caso molto diluita nell’ultima fase (vedi articolo).

Che questo voto sia l’inizio della fine del Tea Party ?

Vedi primo articolo e secondo articolo sulla tradizione politica americana e la svolta polarizzatrice impressa dal Tea Party.

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