Storie di guerra dal Giappone

La polizia giapponese di Okinawa ha arrestato due marinai americani con l’accusa di aver violentato una donna del posto.

Non è la prima volta che accade. Nel 1995, tre militari americani furono arrestati per aver violentato una bambina di dodici anni.

Simili fatti di cronaca ricordano ai giapponesi quanto sia pesante e invasiva la presenza americana nelle loro Isole. Tale presenza, a sua volta, ricorda ai giapponesi l’orrore e l’onta della Seconda guerra mondiale, quando un Governo fascista li convinse di essere la razza eletta destinata a dominare l’Asia deponendola ai piedi dell’Imperatore-Dio.

Ma c’è un luogo che, più ancora della basi americane, riassume in Giappone l’essenza della Seconda guerra mondiale: il tempio di Yasukuni. Nelle pietre del tempio, i sacerdoti shintoisti hanno incorporato le anime di tutti i caduti al servizio dell’Imperatore, compresi i criminali di guerra. Il rituale, secondo i sacerdoti, è irreversibile, e i criminali non possono essere sfrattati.

Così, ogni volta che un membro del Governo giapponese si reca in pellegrinaggio al tempio – il che sembra succedere spesso – piovono proteste dai vari Paesi invasi dal Giappone durante la Seconda guerra mondiale, costringendo il Governo a dichiarare che si tratta di “visite private” (così come sono “privati” i riti shintoisti ancora praticati dall’Imperatore, teoricamente vietati dalla Costituzione).

Gli ultimi a cascarci sono stati, in questi giorni, il ministro dei Trasporti e quello delle Poste. La Cina, che in questo periodo è in animo di litigare (vedi articolo), per bocca del portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato: “La posizione su questa Cina è chiarissima e coerente: invitiamo il Giappone a guardare in faccia la realtà, riflettere sulla storia e attenersi strettamente alle sue dichiarazioni solenni e ai suoi impegni sulle questioni storiche, ponendosi in modo responsabile nei confronti della comunità internazionale”.

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