Le agenzie di rating in versione natalizia

Dopo aver vestito a lungo i panni della strega cattiva (https://italianspread.wordpress.com/2012/01/14/le-agenzie-di-rating-e-gli-stati-come-il-lupo-e-lagnello/https://italianspread.wordpress.com/2012/01/16/standard-poors-mette-il-becco-anche-sullincidente-della-costa-concordia/), Moody’s e Fitch indossano quelli più rassicuranti, simpatici e paciosi di Babbo Natale.

Pacche sulle spalle: l’Europa ce la può fare, perfino Italia e Spagna.

Buffetti sulle guance: la nostra risposta alla crisi è stata lodevole.

Regali: non sono necessarie ulteriori misure d’austerità (ma il patto fiscale racconta una storia diversa: https://italianspread.wordpress.com/2012/01/31/patto-fiscale-dieci-anni-di-austerita/).

Quale lo scopo di questa operazione di maquillage ?

Probabilmente le agenzie di rating cominciano finalmente a temere le conseguenze sociali e d’immagine delle politiche che hanno propugnato. O almeno le conseguenze economico-finanziarie. L’austerità eccessiva uccide l’economia e il troppo catastrofismo, alla fine, danneggia anche gli investitori.

Siccome però questo quadro mieloso va pur ricomposto con la realtà, ecco che le agenzie di rating ammettono: i Paesi mediterranei dell’eurozona hanno bisogno di ulteriori riforme.

Quali riforme ? Nel caso dell’Italia, sono vecchi ritornelli: privatizzazioni, liberalizzazioni, deregolamentazione, abbattimento della burocrazia, lotta all’evasione fiscale.

Alcune di queste cose sono sacrosante, altre meno. In ogni caso, l’impressione è che spesso si confondano i problemi nazionali di singoli Paesi con le radici vere della crisi economica, che sono atlantiche se non mondiali.

Stati Uniti e Gran Bretagna, ad esempio, sono considerati Paesi esattamente in linea con quanto richiesto dai mercati. Certo, negli Stati Uniti non si riesce a reintrodurre una regolamentazione seria dell’attività bancaria (che pure era stata ereditata dell’era Roosevelt), e la City di Londra ormai fa legge a sé; ma di questo le agenzie di rating non si lamentano mai.

Eppure, i problemi esistono anche nei beniamini anglosassoni delle agenzie di rating. La Gran Bretagna è da tempo ufficialmente in recessione (https://italianspread.wordpress.com/2012/04/26/insularismo-addio-la-recessione-sbarca-in-gran-bretagna/). Contro gli Stati Uniti ha puntato il dito proprio ieri Standard & Poor’s, spingendo al ribasso le borse.

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