Il caso Assange

L’immunità delle Ambasciate è stata talvolta definita “l’unica regola effettivamente rispettata del diritto internazionale”. Curiosamente, ad aderire a questa definizione è anche M, il capo dei servizi segreti britannici, in uno degli ultimi film di James Bond.

Quello di veri e presunti perseguitati che si rifugiano nelle Ambasciate straniere è un caso tutt’altro che raro.

Le sottigliezze della politica internazionale rendono l’esito di volta in volta incerto, ma dal punto di vista strettamente giuridico è lo Stato ospitante l’Ambasciata a trovarsi in una situazione di vantaggio.

Esso, infatti, non può entrare con la forza nell’Ambasciata, ma non è tenuto a lasciar uscire chi vi sia entrato senza il suo consenso: lo ha ribadito il Tribunale dell’Aja nel 1949, in un caso che contrapponeva Colombia e Perù.

L’Ambasciata può tentare di far uscire l’ospite su un veicolo con targa diplomatica. La Gran Bretagna, però, è un’isola, e non c’è veicolo che possa arrivare fino in Ecuador.

Il Governo di Sua Maestà, dunque, parte da una posizione di vantaggio giuridicamente, e anche politicamente, dato che Julian Assange è probabilmente uno degli uomini meno amati dalle Cancellerie di mezzo mondo.

Proprio per questo, stupisce che Whitehall voglia ricorrere a uno stratagemma troppo semplice e ovvio per poter filare liscio: non riconoscere più come tale l’Ambasciata dell’Ecuador, trasformandola così in un edificio qualsiasi.

Non pretendiamo qui di sostituirci ai giuristi che certamente si scateneranno. Però l’articolo 45 della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche recita: “In caso di interruzione delle relazioni diplomatiche fra due Stati, o di richiamo provvisorio o definitivo di una missione [Ambasciata], lo Stato ospitante deve, anche in caso di conflitto armato, rispettare e proteggere i locali della missione, le sue proprietà e i suoi archivi…”

Questa disposizione, piuttosto criptica, non implica certo che l’Ambasciata possa conservare la sua immunità anche dopo aver perso il suo status di missione diplomatica. Però, forse, potrebbe significare che lo Stato ospitante può sì revocare lo status di un’Ambasciata, ma senza che da ciò possa derivare danno per lo Stato dell’Ambasciata… nel caso di specie, facendo subire all’Ecuador lo smacco di un’irruzione di Scotland Yard nella sua ex Ambasciata per arrestare un uomo a cui è appena stato concesso asilo dal Governo di Quito.

Tutto questo nella cornice di rapporti fra Gran Bretagna e America Latina già complicati dalla questione Falklands/Malvinas (https://italianspread.wordpress.com/2011/12/21/sempre-piu-fragile-la-sovranita-britannica-sulle-isole-falklandsmalvinas/).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...