Pochissimi alibi per la politica americana in materia di controllo delle armi

Può succedere ovunque. Ma in America succede più spesso.

Un pazzoide si mette a sparare ad altezza d’uomo nella folla, e fa dodici vittime. Siccome la sua casa è imbottita di trappole esplosive come manco un edificio di Falluja nel 2004, la polizia non può nemmeno perquisirla, ed è costretta a farla saltare.

I pazzi, si dirà, ci sono ovunque. Certo, anche in Italia. Ma hanno una pistola o una rivoltella, al massimo un fucile. Non un armamento degno di Rambo.

Si potrebbe citare il caso, avvenuto in Norvegia, di Anders Behring Breivik, il massacratore di Utoya. Ma Breivik era armato solo di una pistola e una carabina. Aveva munizioni d’assalto, ma probabilmente le aveva ottenute modificando artigianalmente munizioni ordinarie. Aveva fatto saltare un’autobomba a Oslo, ma l’esplosivo se l’era fabbricato utilizzando nitrato d’ammonio e olio combustibile.

Soprattutto, Breivik riuscì a uccidere settantasette persone e a ferirne oltre duecento grazie a circostanze eccezionalmente favorevoli: una concentrazione di persone disarmate su un’isola, per non parlare del probabile ritardo nell’intervento delle Autorità.

Invece l’ultimo assassino di massa americano, James Holmes, ha colpito alla prima mondiale di un film, dove teoricamente doveva essere in funzione un apparato di sicurezza sia pubblico sia privato.

Comunque, a contare sono le statistiche e non gli eventi isolati. E le statistiche ci dicono che il tasso di crimini a mano armata negli Stati Uniti è decine di volte più alto rispetto all’Europa.

La buona volontà delle Autorità federali e statali non manca, ma finora qualunque tentativo di rendere gli Stati Uniti meno simili al Vecchio West si è infranto contro il II Emendamento alla Costituzione: “La cittadinanza ha il diritto inviolabile di detenere e portare armi”.

Sul rispetto del II Emendamento vigilano con attenzione incessante e sacro zelo potenti lobby, la più famosa delle quali è la National Rifle Association, fondata nel 1871.

Il diritto al porto d’armi, sostiene la NRA, è indispensabile per consentire ai cittadini di difendersi da eventuali abusi da parte del Governo.

Un’argomentazione che poteva essere valida nel Vecchio West, quando i coloni della Frontiera erano effettivamente armati quasi quanto il Governo federale; ma ridicola oggi, vista la possente macchina militare a disposizione del Governo degli Stati Uniti.

In ogni caso, il mondo è pieno di Paesi assolutamente democratici nei quali ai cittadini non è riconosciuto alcun diritto costituzionale al porto d’armi.

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