La FIOM scherza col fuoco

Le cifre sul mercato dell’auto italiano fanno paura. Secondo i dati del ministero per lo Sviluppo economico, le immatricolazioni sono crollate in un anno del venticinque per cento.

Come ha giustamente evidenziato l’amministratore delegato della FIAT, Sergio Marchionne, il problema riguarda però il mercato europeo in generale, mentre sbocchi interessanti si stanno aprendo su quello americano (sul quale torneremo presto).

Tutto, insomma, sembra congiurare per il taglio dello storico cordone ombelicale fra FIAT e Italia. Il nome Fabbrica Italiana Automobili Torino potrebbe conservare solo un valore storico, ammesso che non sia già così dopo l’abbraccio con la Chrysler.

In un momento del genere, la FIOM ottiene dal Tribunale di Roma una sentenza che condanna la FIAT ad assumere centinaia di suoi tesserati. Qui non si tratta di ipotizzare che la FIOM debba sacrificare gli interessi dei suoi tesserati a quelli generali, o anche solo a quelli della classe lavoratrice. Sarebbe utopia, e forse non sarebbe neanche giusto chiederlo a un soggetto privato come un sindacato che agisce in un ordinamento di libero mercato.

La questione qui però è molto più semplice. La FIOM fa davvero gli interessi dei suoi tesserati rischiando di spingere la FIAT a far saltare il tavolo ?

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