Il caso Barclays svela l’autoreferenzialità del mercato finanziario

Perfino nella City così amorosamente protetta dal Governo Cameron ogni tanto rotola qualche testa: prima l’amministratore unico della Royal Bank of Scotland (https://italianspread.wordpress.com/2012/02/02/fred-goodwin-luomo-piu-odiato-dinghilterra/), ora il Presidente e l’amministrazione delegato della Barclays.

La colpa di questi ultimi ? Aver manipolato a favore dalla Barclays gli indici finanziari, per capirci quelli a cui sono ancorati i tassi d’interesse sui mutui.

Lo scandalo Barclays evidenzia meglio di qualunque altro il vero problema della finanza contemporanea: l’autoreferenzialità.

Un colosso finanziario può svolgere operazioni ancorate a un determinato indice, e poi far salire o scendere quello stesso indice. Esattamente allo stesso modo, può attaccare uno Stato con manovre aggressive e poi speculare sul ribasso.

Questo determina due gravi conseguenze. La prima è che la speculazione viene premiata, e dunque incentivata. Quando uno Stato è in difficoltà, nessuno ha interesse a non far degenerare la situazione: tanto anche un fallimento sovrano, grazie alla formula magica “Credit Default Swap”, si tramuta in guadagno.

La seconda conseguenza, ancora più grave, è che i colossi finanziari si ritrovano nella situazione in cui credeva di trovarsi Pinocchio: possono seminare uno zecchino e raccoglierne cento, possono creare denaro dal nulla. Si creano così una ricchezza e un’economia virtuali e rarefatte, destinati a trasformarsi presto o tardi in terribili bolle.

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