Ma vogliamo davvero abbattere la speculazione e la finanza allegra ?

Sul Sole 24 Ore, Antonella Olivieri ci avverte che le banche europee possiedono attualmente derivati per quasi seimila miliardi: la metà del PIL europeo (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-19/mina-derivati-vale-meta-225442.shtml?uuid=AbRQOBvF&fromSearch).

Denaro puramente virtuale, che in un batter di ciglia può svanire come neve al sole.

Cosa ha spinto le banche a comprare questa immensa nuvola di fumo ? Irresponsabile indifferenza al rischio ? Come risposta non è sufficiente. Nessuno si accolla se un rischio se non per conseguire qualcos’altro.

Avidità ? Ingordigia ? Certo, ma di chi ? Solo delle banche ? No, assolutamente no. La banche sono solo una delle tessere che compongono il mosaico di un immenso sistema. Questo sistema ha bisogno che circoli molto più denaro di quella che è la ricchezza reale, in modo che l’ultimo anello della catena, il cittadino-consumatore, mantenga un tenore di vita al di sopra delle sue possibilità.

Tenore di vita i cui parametri sono stati fissati dal marketing, certo, ma che è stato accettato in ultima analisi da ciascuno di noi, o quasi. Nell’Ottocento, i rivoluzionari italiani cantavano: “Non si muove foglia che il popolo non voglia”. Ed è vero. Nulla di veramente importante avviene se il grosso di noi non lo vuole (https://italianspread.wordpress.com/2011/11/29/debito-pubblico-fuori-controllo-le-responsabilita-collettive/).

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