Esodati, continua il balletto dei numeri e delle parole

Il ministro Fornero finalmente si è presentato a riferire al Senato, ma di chiarezza sulla questione ne ha portata ben poca.

Gli esodati riconosciuti dal Governo, che fino a ieri erano sessantacinquemila, lievitano a centoventimila.

Per l’INPS sono trecentovantamila.

Per l’Ordine dei consulenti del lavoro sono trecentosettantamila.

Potremmo almeno consolarci se il ministro Fornero avesse spiegato perché le cifre dell’INPS (quelle dell’Ordine sono state rese pubbliche dopo) sono errate.

Ma le sue spiegazioni sono piuttosto bizantine. “Il linguaggio giornalistico” rimprovera il ministro “ha usato indifferentemente i termini salvaguardati, esodati ed esodandi, collocati e collocandi in mobilità, e così via”.

Benissimo, la stampa è imprecisa. Ma allora ce lo dica lei, ministro: i veri esodati quali sono ?

“Sono sempre stata dell’avviso che la definizione corretta debba essere quella di lavoratori che meritano, pur con costi per la collettività, di essere salvaguardati dagli effetti del recente inasprimento dei requisiti per il pensionamento. E lo meritano in quanto, rimasti privi di lavoro, avrebbero avuto, in un arco temporale ridotto, accesso alla pensione secondo le regole previgenti”.

E’ un po’ vago. Praticamente, sono esodati quelli che il Governo decide lo siano…

Ancora più deprimente l’annuncio di ciò che si intende fare per chi non si riuscirà a salvaguardare: “…il mix delle soluzioni può muovere dall’estensione del trattamento di disoccupazione a formule di sostegno all’impiego di queste persone: per esempio con incentivi contributivi e fiscali nella direzione indicata dallo stesso disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Non vanno escluse la partecipazione, su base volontaria, a lavori di pubblica utilità, che possono essere gestiti dagli enti territoriali, utilizzando loro fondi, né previo accordo con le parti sociali, l’uso di fondi interprofessionali. Da ultimo, sempre nella valutazione del costo collettivo e dell’impatto sul trattamento previdenziale del singolo lavoratore, si potrebbe considerare di ricorrere ad una norma per estendere il contributivo retroattivo anche per gli uomini (ricordo che per le donne è già da tempo previsto dal previgente sistema pensionistico), come opzione di scelta da demandare a lavoratore e azienda”.

Idee chiarissime, insomma… e alcune di esse, per giunta, risibili, come l’idea che gli esodati possano trovare nuova occupazione grazie alla riforma Fornero, o che possano essere impiegati in lavori di pubblica utilità dagli enti locali, lasciati senza un euro in cassa.

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