Cardinali e Vescovi sono migliori dei VIP nostrani

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In questi giorni si parla molto degli scandali vaticani, per Italian Spread se n’è occupato Marco Casagrande con https://italianspread.wordpress.com/2012/05/27/grave-il-siluramento-di-gotti-tedeschi/ .

Io, che molti cattolici definirebbero un laicista, però sono stato favorevolmente impressionato dall’aplomb di vescovi cardinali presenti a Milano per la giornata internazionale della famiglia che l’ex Iena Alessandro Sortino ha intervistato per “Piazza Pulita” con il suo solito stile duro e diretto.

Contrariamente ai vari VIP che davanti a Sortino spesso rifiutano di parlare quando non arrivano all’insulto o allo scontro fisico o se vogliono parlare  tendano a “buttarla in caciara, i prelati hanno risposto con ragionamenti raffinati e molto chiari.

Per esempio il giornalista ha  chiesto all’arcivescovo di Milano Angelo Scola  come mai in Italia nonostante la retorica della famiglia e la forte presenza cattolica in politica, ci siano meno risorse a sostegno della maternità della laica Francia e dei paesi scandinavi. Il Cardinale ha risposto, giustamente, che purtroppo il problema non è solo della politica cattolica, ma della politica in generale perché deve interessarsi al bene comune.

Credo che certo stile e capacità di ragionamento derivino dal sistema di selezione dell’elite della Chiesa, dove i vescovi sono considerati successori degli apostoli, rispetto ai modi a volte oscuri di far carriera in Italia.

Per essere consacrato  bisogna infatti che il candidato all’episcopato, la cui nomina è, secondo la prassi attuale, proposta al Papa dalla Conferenza Episcopale nazionale (o dalla provincia eclesiatica) deve:

  1. Essere eminente per fede salda, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione;
  2. Godere di buona reputazione;
  3. Avere almeno trentacinque anni di età (40 in Italia su decisione della CEI);
  4. Essere sacerdote almeno da cinque anni;
  5. Avere conseguito la laurea dottorale o almeno la licenza  in  Sacra Scrittura, teologia o diritto canonico in un istituto di studi superiori approvato dalla Sede Apostolica, oppure sia almeno veramente esperto in tali discipline.

Riassumendo per avere un ruolo direttivo nella Chiesa (va ricordato che i cardinali, vengono solitamente scelti tra i vescovi) bisogna essere una brava persona, competente e colta.

A volte i requisiti morali di qualche prelato sono messi in discussione, ma nel nostro Paese a  sono stati dati incarichi direttivi a persone incompetenti in materia dal docente di diritto della navigazione nominato membro di una commissione sulla censura cinematografica all’ex autista (senza particolari meriti) posto al vertice di un’azienda bellica.

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