“Iron Sky”, trovare i fondi non basta

Peccato, perché i fondi li avevano trovati, e non dev’essere stato facile. Erano pure serviti. Dal punto di vista puramente tecnico, “Iron Sky” non ha nulla da invidiare a molti blockbuster, eppure mettere in scena una base lunare e una battaglia spaziale non era facile.

Non è nemmeno che ci sia una recitazione scadente, o buchi nella sceneggiatura (salvo quelli imposti da un soggetto del genere).

Passi anche l’eccesso di politically correct, incarnato dal cosmonauta americano di colore a cui i nazisti sbiancano forzatamente la pelle.

Il problema vero è che la profusione nostalgica di steampunk sembra nascondere un certo messaggio revisionistico, secondo cui lo Stato nazista non sarebbe stato poi tanto peggiore di molti Stati contemporanei, Stati Uniti in testa.

Il messaggio emerge prima subdolamente, affidato alla bella nazista Renate Richter, interpretata da Julia Dietze. La Richter è un membro delle SS, ma data la sua giovane età è nata sulla Luna, e non conosce di prima mano le atrocità del Terzo Reich. E’ un’anima candida, che propina la propaganda di regime ai bambini lunari ed è genuinamente convints che il Partito nazional socialista possa portare pace e prosperità.

Dopo il primo contatto fra base lunare nazista e Terra, la Richter viene spedita sulla Terra su un disco volante come ambasciatrice, e viene ricevuta dalla Presidente degli Stati Uniti e dalla sua consulente per la campagna elettorale (due virago che sembrano satireggiare la donna moderna e arrivista).

Le due terrestri vengono immediatamente conquistate dalla retorica della nazista venuta dalla Luna: pomposa e un po’ naif, ma ben tornita e soprattutto carica di una passione sconosciuta alla società contemporanea. Detto fatto, la Richter viene riciclata per la campagna elettorale, scrive i discorsi alla Presidente e fa stampare manifesti propagandistici in caratteri gotici: tecniche démodé che fanno aumentare esponenzialmente la popolarità della Presidente.

Il messaggio denigratorio nei confronti della comunità internazionale contemporanea diventa più scoperto quando scoppia la guerra fra il Terzo Reich lunare e la Terra. Salta fuori che non solo gli Stati Uniti, ma tutte le principali Potenze hanno collocato clandestinamente armi nello spazio. In risposta all’attacco nazista contro New York (chiaro riferimento all’11 settembre), la flotta terrestre sotto comando americano non si limita a distruggere la flotta nazista di dischi volanti e Zeppelin stellari, ma bombarda a tappeto la colonia tedesca sulla Luna, massacrando gli adorati, biondissimi bambini della Richter.

Manco a dirlo è la stessa Richter – pacifista per vocazione e convertita dal cosmonauta americano all’amore interraziale – a sventare i piani del Fuhrer lunare. Non i terrestri, che anzi subito dopo aver vinto la guerra cominciano a spararsi addosso per contendersi le risorse lunari, mentre la Richter e l’americano rifondano la colonia lunare, stavolta su basi ideologiche di stretta correttezza politica.

Insomma, troppa autocritica antioccidentale (il film è finlandese – tedesco – australiano) che sconfina pericolosamente nel revisionismo.

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