Religione e Stato in India, la Corte Suprema boccia i sussidi pubblici per i pellegrinaggi a La Mecca

La Mecca, in Arabia Saudita, è il luogo più sacro dell’Islam, ed è sotto la protezione personale del Re di quel Paese. Al centro de La Mecca c’è la Grande Moschea, la più grande del mondo. Al centro della moschea c’è la Kaaba, un tempio in forma di cubo nero con arabeschi dorati, la cui costruzione è attribuita dall’Islam ad Abramo. E’ verso la Kaaba che i musulmani si voltano quando pregano. All’interno della Kaaba c’è la Pietra Nera, un pezzo di Paradiso fatto precipitare sulla Terra dal peccato di Adamo.

Ogni musulmano ha l’obbligo di andare in pellegrinaggio a La Mecca (Haj) almeno una volta nella vita, nei limiti delle disponibilità finanziarie e degli obblighi familiari e professionali.

Per adempiere a quest’obbligo, attualmente, i musulmani indiani ricevono un sussidio dallo Stato. Ma ora la Corte Suprema di Nuova Delhi ha detto basta. Per ora si tratta di un’ordinanza provvisoria, per cui le motivazioni non sono note.

Certo, se si pensa al passato dell’India la sentenza fa discutere. L’intera storia dell’India Britannica, praticamente, è insanguinata dai conflitti fra musulmani e indù. All’inizio, l’Amministrazione coloniale li sfruttò a suo vantaggio, ma col tempo essi resero l’India ingovernabile, ancora di più del movimento nazionalista.

Quando concesse l’indipendenza all’India, il Governo di S.M. Britannica fu costretto a strapparle vie le province a maggioranza musulmana, creando a tavolino uno Stato che non esisteva: il Pakistan, che significa “Terra dei Giusti” o “Terra de Puri”. Al Pakistan aderirono inizialmente anche le province musulmane del bacino del Bengala. Negli anni ’70, anche a seguito di intrighi indiani, scoppiò una guerra di secessione, e quelle province andarono a costituire il Bangladesh (“Paese del Bengala”).

Pur con tutte le precauzioni e i maneggi inglesi, all’alba dell’indipendenza si scatenarono massacri furibondi, che secondo alcune stime causarono addirittura un milione di morti. Il Marajah del Kashmir e di Jammu decise di aderire all’India, ma la popolazione musulmana si rivoltò, il Pakistan intervenne e fu l’inizio di una guerra che dura ancor oggi, con tanto di corsa agli armamenti nucleari.

L’equilibrio religioso in India, insomma, è delicatissimo. La Corte Suprema, non a caso, ha dato al Governo dieci anni di tempo per revocare gradualmente i sussidi. Ad esempio, il Governo ha annunciato che ora, in ottemperanza alla legge islamica, ciascun cittadino musulmano potrà chiedere il sussidio solo una volta, anziché una volta ogni cinque anni.

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