Il primo film degli Hunger Games riceve luce verde dalla censura cinese… ma i prossimi ?

Il primo film degli Hunger Games ha ottenuto l’ambito timbro di approvazione delle Autorità cinesi, che vale un botteghino già ragguardevole, anche se ancora non paragonabile a quello euroamericano.

E’ probabile che a Hollywood avessero il fiato sospeso, perché il film ha alcune implicazioni politiche certamente poco gradite a Pechino. Il Distretto minerario 12, sfruttato e tiranneggiato da un opulento Campidoglio, somiglia molto alle Province rurali cinesi governate con pugno di ferro dalla ricca Cina costiera. Poi però i censori cinesi avranno visionato la pellicola, e si saranno resi conto che, tutto sommato, è solo un “costoso giocattolone”, come l’ha definita il nostro critico Aldo Grasso: tanta azione, una spruzzatina di romanticismo, ben poca politica.

Il problema si porrà quando arriveranno dagli Stati Uniti i due sequel, praticamente certi dato che il primo film ha sbancato il botteghino. I due libri successivi della trilogia della Collins, infatti, sono molto più difficili da sterilizzare politicamente. Nel secondo scoppia nei Distretti la rivolta contro il Campidoglio, che nel terzo si evolve in vera e propria guerra civile. Un anatema per un Governo ossessionato dalla stabilità come quello cinese.

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