Non solo Italia, riforme difficili anche in Gran Bretagna

Si fa presto a dire riforme. Lo sa bene Cameron, alle prese con l’odissea della riforma della Camera dei lord.

Già ridimensionata e privata delle sue funzioni giudiziarie dal Governo di Tony Blair, la Camera dei lord è composta di ottocento membri, la maggior parte dei quali nominati a vita dal Governo.

Non essendo eletta, la Camera dei lord non può bocciare in modo definitivo i disegni di legge approvati dalla Camera dei comuni, ma mantiene comunque un diritto di veto sospensivo annuale.

Sia il Partito laburista, sia il Partito liberaldemocratico vedono la Camera dei lord come un anacronismo, e vorrebbero che i lord venissero eletti, mantenendo solo una piccola aliquota di membri nominati. Poiché il Partito liberaldemocratico fa parte della coalizione di governo, Cameron ha dovuto avviare l’iter della riforma, pur senza troppo entusiasmo.

Ma non è facile.

Se bisogna rendere elettiva la Camera dei lord, ha notato qualcuno, tanto vale equipararne i poteri a quelli della Camera dei comuni, introducendo in Gran Bretagna un vero bicameralismo. A questo punto, si è aggiunto, andranno aumentate anche le indennità dei lord. Infine, perché non indire un costosissimo referendum per vedere se gli elettori approvano la riforma ?

A sua volta, naturalmente, è insorta la Camera dei comuni, difendendo la sua “tradizionale primazia” all’interno del Parlamento britannico.

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