Gli USA bloccano l’immigrazione dal Messico: ma è una vera vittoria ?

Un rapporto del think tank Pew Research Center (http://pewresearch.org/) rileva come l’immigrazione dal Messico agli Stati Uniti sia rallentata, e potrebbe addirittura decrescere: un’inversione di tendenza rispetto all’ultimo mezzo secolo.

La novità è attribuita in parte alla crisi, ma più probabilmente va ascritta alla politica di tolleranza zero nei confronti dell’immigrazione perseguita negli ultimi anni dagli Stati del Sud americani e dall’Amministrazione federale. Famigerata, ad esempio, l’enorme barriera di confine fatta costruire dal Governo di Washington lungo tutto il confine fra Stati Uniti e Messico, suscitando le proteste diplomatiche del Governo messicano.

Nel recente film “Machete” di Robert Rodriguez vediamo un senatore populista e conservatore, interpretato da Robert De Niro, sparare ad altezza d’uomo contro i messicani che tentano di attraversare la frontiera illegalmente. Pur in modo iperbolico, il senatore di Rodriguez incarna la politica di tolleranza zero adottata negli Stati Uniti nei confronti dell’immigrazione.

Tolleranza zero che, a quanto pare, sta funzionando. Ma è una vera vittoria per gli Stati Uniti, Paese che da sempre ha fra i suoi punti di forza la capacità di accogliere e integrare nel suo melting pot i flussi migratori ?

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2 pensieri su “Gli USA bloccano l’immigrazione dal Messico: ma è una vera vittoria ?

  1. Sul serio stanno calando le cifre dell’immigrazione clandestina messicana negli US? Avevo letto che rimaneva difficile, se non impossibile, arrestare gli ingenti flussi, nonostante i tentativi di fortificazione del confine.
    A onor del vero, l’immigrazione clandestina non è una psicosi soltanto dei conservatori. Il presidente Obama non è più indulgente rispetto al predecessore Bush su questo argomento, anzi.

    Comunque la tua ultima frase è un ottimo spunto per un’analisi profonda del fenomeno.
    Gli Stati Uniti hanno fondato la loro ricchezza sull’immigrazione, questo è palese. Tuttavia i diversi fenomeni e le diverse epoche vanno contestualizzati.
    Le varie ondate migratorie tedesche, irlandesi, italiane, ebraiche, polacche etc. hanno sempre creato forti tensioni nel breve periodo, ma hanno dimostrato una perfetta capacità d’integrazione dopo pochissime generazioni. E’ quello che non sta accadendo con i messicani, che invece rimangono segregati. Nonostante la maggior parte viva negli States da una o più generazione, ci sono molti casi che continuano a parlare messicano come lingua madre, a frequentare altri messicani, e a parlare inglese come io parlo l’estone.
    A New York sembra quasi di essere a Bolzano per vie dei tanti cartelli in doppia lingua o dei canali TV solo in spagnolo. Negli stati del sud esistono paesi dove perfino i consigli comunali vengono discussi in messicano.
    Secondo la mia opinione, questi casi rappresentano l’antitesi dell’integrazione.
    Questa è la vera sconfitta degli US. Il muro, le barriere etc. sono solo conseguenze.
    Il punto è: cosa è cambiato? Dove è finita la capacità di integrare?
    Non credo esista una risposta univoca. Ho alcune personali opinioni però.
    In primo luogo durante le prime emigrazioni gli US erano nel pieno della loro espansione (territoriale, economica, storica, etc..) sicuramente c’erano più opportunità di integrazione rispetto ad oggi.
    Inoltre il messico è un paese confinante. Con un riferimento vicino è più facile rimanere ancorati ai propri usi e costumi, e non lasciarsi assimilare da quelli del paese che ti ospita.
    In fine l’epoca: oggi, grazie alle infinite possibilità di telecomunicazione, uno può facilmente rimanere in contatto col proprio paese d’origine anche a migliaia di chilometri di distanza.
    I primi migranti, invece, sbarcavano a terra con la consapevolezza che il mondo di prima era ormai abbandonato per sempre. Questo è il più grande stimolo all’integrazione nel nuovo paese che li ospitava.

    1. Tutte osservazioni puntualissime. Io credo che il punto chiave, fra quelli che hai esposto, sia la minore abbondanza di opportunità rispetto agli Old United States.

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