Rendite, la grande contraddizione del capitalismo

Una pubblicazione della Banca d’Italia finalmente certifica quello che molti avevano già intuito. In Italia la concentrazione della ricchezza si fa sempre più patologica: secondo le classifiche Forbes, dieci italiani possiedono un patrimonio complessivo di cinquanta miliardi di euro.

La ricchezza, poi, deriva sempre meno dal reddito e sempre più dal patrimonio, cioè dalle rendite.

Nessuno stupore, prima o poi i nodi vengono al pettine. Il capitalismo si basa sul modello del libero mercato, che viene inteso però ancora in senso strettamente formale: chiunque può avere proprietà, chiunque può entrare in affari, chiunque può fare impresa.

Il problema è che a questa parità formale non fa riscontro una parità sostanziale. Altro è mettersi sul mercato partendo da zero, altro farlo avendo a disposizione un cospicuo capitale iniziale, o anche solo una rete di contatti o relazioni familiari.

Da questo momento in poi si crea un effetto palla di neve. Il capitale, investito in condizioni di vantaggio, crea altro capitale. I contatti e le relazioni creano altri contatti e altre relazioni. La concorrenza viene progressivamente fagocitata. Così, si creano quei moloch che gli stessi economisti liberisti conoscono bene, e che vanno sotto il nome di cartelli.

Teoricamente, il diritto dei Paesi capitalisti possiede degli strumenti per mettere fine al potere dei cartelli: il diritto antitrust. Ma non è bastato. Ormai quasi ogni Stato ha il suo diritto antitrust, eppure il mondo è pieno di multinazionali ciclopiche.

Anche perché il diritto dei Paesi capitalisti da una parte contiene una componente antitrust, dall’altra favorisce i monopoli e le concentrazioni: basti pensare al diritto della proprietà industriale (brevetti, marchi, ecc.). Inoltre, qualunque ordinamento giuridico necessariamente contiene il più potente catalizzatore dei cartelli: il diritto successorio, che consente alla ricchezza di restare incardinata nella stessa famiglia, generazione dopo generazione.

I Paesi capitalisti devono decidere, una buona volta, se vogliono o no combattere i cartelli. Se vogliono farlo, occorre un sistema fiscale altamente redistributivo, con un’imposizione elevata sui redditi alti e sui grandi patrimoni. Altrimenti, pazienza. Ma non stupiamoci poi se il mercato è asfittico e ingessato.

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2 pensieri su “Rendite, la grande contraddizione del capitalismo

  1. Ciao Marco,

    Ho letto l’articolo è interessante.
    Non sono d’accordo con la tua definizione di cartello, che in realtà è un’associazione di imprese che coordinano le loro azioni in modo da evitare la concorrenza e trarne indebito vantaggio. Secondo me il tuo articolo si riferisce all’abuso di posizione dominante. In effetti è vero: quando si parte da una posizione di vantaggio è più facile vincere, in regime di libero mercato, rispetto a chi è un gradino più sotto. Il problema è che questo fenomeno è sempre accaduto nelle società umane nella storia (feudalesimo, socialismo, fascismo, etc.); non è prerogativa del capitalismo. Mai nella storia un gruppo umano ha rinunciato spontaneamente a vantaggi su altri individui.
    Anzi, a mio avviso la società che storicamente ha mostrato la più elevata “mobilità sociale” sono stati, fino a qualche anno fa, gli Stati Uniti; capitalismo per eccellenza. E’ verissimo che in quel paese, per chi ne gode, è molto facile mantenere una posizione elevata e tramandarla alla progenie, però è (era) il paese dove è più facile, grazie ad un’idea o all’intraprendenza, salire i gradini della scala sociale. Questo soprattutto fino al recente passato, negli anni di maggiore sviluppo economico quando si produceva maggiore ricchezza. Ora certamente è più difficile, ma comunque non impossibile.
    Il discorso più generale sull’eredità è comunque sensato (ci avevano pensato già Platone nella Repubblica e Sant’Ambrogio), però quale sarebbe il prezzo per porvi rimedio? Una forma di governo che separa forzosamente i padri dai figli, sradicando il più forte legame umano? Sarebbe un’aberrazione totalitaria; non a caso la Repubblica di Platone era uno fra i libri preferiti di Hitler. Sicuramente è preferibile un paese liberale, pur con tutti i suoi difetti.

    1. Sì, la definizione di cartello è un po’ atecnica, ma a volte si usa “cartello” in senso ampio in questo modo. La questione del diritto successorio, istituto di diritto naturale, è irrimediabile, salvi i correttivi fiscali. Quanto al fatto che la tesi esposta sia valida nell’attuale momento storico e non in altri, lo accetto, ma ritengo sia una cosa naturale per qualunque argomento. Se avessi aperto questa webzine durante la Guerra freddo, credo avrei attaccato il comunismo a testa bassa.

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