Il Papa a Cuba sulle orme di Giovanni Paolo II

L’elezione di Karol Wojtyla al soglio pontificio nel 1978 fu uno degli atti più coraggiosi e lungimiranti mai compiuti da un conclave. La visita pastorale di Giovanni Paolo II in Polonia, nel 1979, fu uno dei momenti più alti e gloriosi della storia della Chiesa, che riuscì a gettare il seme del disfacimento in un blocco orientale ancora apparentemente monolitico.

In questi giorni, Papa Benedetto XVI è impegnato nella visita pastorale in America Latina, visita delicatissima e strategica. Sulla carta, l’America Latina è una roccaforte cattolica continentale. In pratica, è sempre stata fonte di problemi, con gerarchie indisciplinate, movimenti di estrema sinistra, infiltrazioni evangeliche, contaminazioni neopagane, secolarizzazione rampante e ora anche guerre per la droga.

La prima tappa il Papa l’ha fatta in Messico, ma ad attenderlo c’è Cuba, Paese in cui il cattolicesimo è sopravvissuto nonostante oltre mezzo secolo di Governo comunista. Benedetto XVI ha parlato ancora più chiaro del suo predecessore: il marxismo è superato, Cuba deve gettarselo alle spalle.

Fatte le debite proporzioni (Cuba non è il Patto di Varsavia), la storia gli regalerà le stesse soddisfazioni del suo predecessore ? Difficile dirlo.

Di primo acchito, il regime comunista cubano sembra molto più barcollante di quanto non fosse il blocco orientale nei tardi anni ’70. Lo storico Presidente Fidel Castro, malato, ha dovuto cedere il potere all’ottuagenario fratello Raul, che ha concesso modeste riforme di libero mercato ma non sembra disposto a rinunciare al regime a partito unico.

Altri fattori, però, indeboliscono il messaggio del Papa. Innanzitutto una considerazione elementare. Giovanni Paolo II era polacco, e dunque poteva parlare al cuore dei suoi compatrioti usando la Polonia come cavallo di Troia per insinuare il suo verbo nel blocco orientale. Benedetto XVI non è cubano, né latinoamericano. Secondo molti, inoltre, non ha lo stesso carisma di Giovanni Paolo II.

C’è poi da dire che il comunismo cubano è sempre stato sui generis. A differenza di quello dell’Europa dell’Est, è effettivamente riuscito a garantire ai suoi cittadini un’istruzione e una sanità di prim’ordine. Nonostante questo i cubani sono stanchi del regime, ma anche poco propensi a spalancare le porte agli Stati Uniti, che interferiscono nei loro affari fin dai tempi della guerra d’indipendenza contro la Spagna nel XIX secolo.

In questo momento storico, infine, il capitalismo e il libero mercato non si presentano con le migliori credenziali.

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