I golpe militari in Africa, un evergreen

Il copione è consolidato. Spari ed esplosioni in alcune piazze della capitale, colonne militari sui viali, la TV che interrompe le trasmissioni e attacca un medley di musiche patriottiche. Dopo qualche ora compare sullo schermo un gruppo di militari, non sempre alti in grado. I militari si presentano come “Comitato di salvazione nazionale” o qualche nome del genere, denunciano la corruzione del precedente Governo, avvertono che le libertà e i diritti civili saranno temporaneamente sospesi e pregano la cittadinanza di collaborare.

Una volta, i golpe militari erano il marchio di fabbrica dell’America Latina. Attualmente, sempre più osteggiati dalla comunità internazionale, sopravvivono soprattutto in Africa e in Estremo Oriente. Oggi è toccato al Mali, poverissimo Paese dell’Africa occidentale. Il nome scelto dai militari è “Comitato per il ripristino della democrazia e la restaurazione dello Stato”. Il Comitato è per il momento presieduto dal capitano Amadou Sanogo, ma l’esperienza insegna che la presidenza di simili Comitati ruota spesso in modo cruento. Alla radice del golpe ci sarebbe il malcontento dei militari per non aver avuto mano libera dal Governo contro una rivolta tuareg.

Si attendono le reazioni della Francia, ex Potenza coloniale che di solito manovra discretamente le vicende dell’area. Dalle prime dichiarazioni, Parigi non sembra voler condannare decisamente il golpe.

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