E’ la giustizia inefficiente il vero killer dell’articolo 18

In alcuni ordinamenti giuridici, il licenziamento del lavoratore costituisce il semplice esercizio del diritto di recesso insito in ogni contratto a tempo indeterminato (in questo caso il contratto di lavoro).

Nel nostro ordinamento no, il licenziamento è legittimo o illegittimo a seconda che si basi o meno su un motivo soggettivo (inadempienze o illeciti disciplinari del lavoratore) od oggettivo (ristrutturazione aziendale o difficoltà economiche).

Su queste premesse, le conseguenze sono puramente logiche. Un atto illegittimo – nella fattispecie un licenziamento illegittimo – non può sortire effetti, per cui le cose devono rimanere esattamente come stanno: il rapporto di lavoro deve rimanere in essere, il dipendente deve continuare a lavorare e percepire lo stipendio.

Il nostro ordinamento viene incontro alle necessità del datore di lavoro, e prevede che ciò avvenga solo quando il predetto datore di lavoro ha alle sue dipendenze più di quindici lavoratori nello stesso stabilimento o nello stesso Comune: un numero che fa presumere una certa solidità economica. I piccoli datori di lavoro possono cavarsela pagando un’indennità. I lavoratori domestici e i dirigenti possono in ogni caso essere licenziati impunemente.

Qual è il problema ? Il solito: la giustizia troppo lenta. Il lavoratore viene licenziato, e impugna il licenziamento davanti al Tribunale del lavoro. Il processo, che teoricamente dovrebbe essere velocissimo, si trascina per anni e anni. Dopo un decennio buono, il lavoratore vince la causa, e il datore di lavoro non piccolo è tenuto non solo a riassumerlo, ma anche a pagargli tutti gli stipendi arretrati, maggiorati di contributi, tasse, interessi e rivalutazione, e chi più ne ha più ne metta.

Non è stato l’articolo 18 in quanto tale, ma l’articolo 18 applicato dal nostro sistema giudiziario a creare un sistema obiettivamente pesantissimo per le imprese, che per i neoassunti schivano il contratto a tempo indeterminato come la peste. Se i vari ministri della Giustizia che si sono avvicendati avessero fatto qualcosa, forse oggi non saremmo a questo punto.

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