Estrema destra in Francia, una ricorrente ambiguità

Emblema della Croce di fuoco, la principale organizzazione fascista francese. Evidente la somiglianza con molti emblemi fascisti italiani e tedeschi.

In Europa, i concetti di destra e sinistra hanno assunto reale rilevanza politica dopo la Rivoluzione russa del 1917. In precedenza, la scena pubblica era dominata da partiti che potevano definirsi, al massimo, conservatori o progressisti.

Dopo la Prima guerra mondiale l’estrema destra – quella antiparlamentare – si diffuse a macchia d’olio nel continente, assumendo il controllo di molti Stati (Spagna, Germania, Austria e Italia, solo per citare i più importanti).

Fra i grandi vincitori della Prima guerra mondiale, Gran Bretagna e Francia, la prima rimase in gran parte immune al contagio: l’estrema destra dell’Unione britannica non acquisì mai un reale spessore politico.

Non così la Francia. La vecchia Repubblica resse, ma rimase fortemente debilitata, assediata da una proliferazione di movimenti di estrema destra.

Nel 1939, tanto Londra quanto Parigi dichiararono malvolentieri guerra alla Germania. In Gran Bretagna, la riluttanza derivava in gran parte dal pacifismo; molto meno in Francia, dove si riponeva una malriposta fiducia nella Linea Maginot. Questo dà la misura dell’ambiguità con cui il Paese transalpino affrontò il conflitto. Un’ambiguità che, forse, ebbe il suo peso nell’improvvisa e totale rotta dell’Esercito francese nel 1940. Dopotutto, anche nel 1914 le truppe tedesche erano state sul punto di entrare a Parigi. Lo sfondamento fu impedito solo da un eroico sforzo dei soldati francesi, assimilabile a quello compiuto dai soldati italiani sul Piave nel 1918. Per quanto sia difficile distinguere motivi militari e psicologici della caduta di Parigi, nel 1940 questo scatto d’orgoglio non ci fu.

Lo stesso comportamento del Governo francese – senza voler minimamente ipotizzare complotti – fu anomalo. Il Vice-Presidente del Consiglio maresciallo Henri Philippe Pétain, l’uomo che aveva stroncato nel sangue gli ammutinamenti delle truppe francesi nel 1917, dichiarò subito che non c’era speranza, e un armistizio era necessario. Eppure, su entrambe le sponde della Manica erano in molti a credere che si potesse continuare a combattere, se non in Francia, almeno usando come base il suo immenso impero coloniale. Non erano fantasie, e il Comitato nazionale francese del generale Charles De Gaulle l’avrebbe dimostrato di lì a poco. La stessa Germania trattò la Francia relativamente con i guanti nel timore che essa permesse alla Gran Bretagna di operare dalla sue colonie.

Ma ammettiamo che il maresciallo avesse ragione. Perché allora farsi conferire i pieni poteri dal Parlamento, se i combattimenti stavano per finire ? E soprattutto, perché tentare di instaurare in Francia, sotto la protezione tedesca, un regime fascista, anziché limitarsi a salvare il salvabile ?

Poco importa, visto nel 1944 l’Amministrazione petainista di Vichy sarebbe stata inglobata da quella del Comitato nazionale francese, con gli accordi di Casablanca fra il Comitato, gli Alleati e il Comando petainista. L’estrema destra francese, depurata dagli elementi più compromessi con il collaborazionismo, venne così ricanalizzata nella politica mainstream, che infatti ha ancora oggi connotati nazionalistici più spiccati della norma. Grazie a questo “ecumenismo”, in una Nazione di forti passioni politiche come la Francia praticamente non è mai esistita una destra extraparlamentare, se non quella legata alla decolonizzazione algerina. Non può considerarsi extraparlamentare, per il momento, nemmeno il famigerato Fronte nazionale della famiglia Le Pen.

In compenso, ogni tanto “l’anima nera” dello Stato francese torna a galla. Non esiste democrazia occidentale, ad esempio, che abbia una Costituzione così sbilanciata in favore di Presidenza e Governo come in Francia. Sono altresì note le prassi particolarmente spicce delle forze dell’ordine, che talvolta non giovano alla coesione sociale soprattutto nei quartieri meno benestanti.

Manifesto, estremamente attuale, della Croce di fuoco.
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3 pensieri su “Estrema destra in Francia, una ricorrente ambiguità

  1. Concordo sul regime di Pètain e sull’integrazione dei collaborazionisti, ma la parte relativa al secondo dopoguerra è trattata in modo frettoloso senza accennare alla Quarta Repubblica e alla crisi algerina. Un appunto il Fronte Nazionale non è certamente antiparlamentare ma è certamente extraparlamentare non avendo mai avuto deputati all’ Assemblea Nazionale se non nel biennio 1986-1988.

    1. La crisi algerina è stata omessa volutamente, perché l’estrema destra coloniale ha le sue specificità rispetto alla situazione politica metropolitana; tanto che è emersa anche in contesti solitamente esenti come l’Impero Britannico. Per “extraparlamentari” s’intendevano quelle formazioni politiche che si tengono volutamente al di fuori delle procedure elettorali.

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