Da Roma a L’Aja a Berlino, i crimini nazisti nelle aule di Tribunale

Nel 2004, la Corte di cassazione dava il via libera al procedimento civile incardinato dal Sig. Luigi Ferrini contro la Repubblica Federale Tedesca. Ferrini aveva chiesto i danni per essere stato deportato in Germania nel 1944 e ivi assoggettato a lavoro forzato.

L’intervento preventivo della cassazione era stato necessario per stabilire se la prosecuzione della causa fosse impedita da una regola di diritto internazionale secondo cui non si può citare in giudizio uno Stato davanti a un Tribunale straniero.

La Germania, tuttavia, non digerì la sentenza, e citò l’Italia davanti al Tribunale dell’Aja (Corte internazionale di giustizia, da non confondersi con i Tribunali penali internazionali che hanno sede nella stessa città). Il Tribunale, all’inizio di febbraio, ha dato ragione alla Germania, condannando l’Italia a interrompere tutti i procedimenti a carico della Repubblica Federale e ad annullare le sentenze già emesse.

Giuridicamente, successo pieno per la Germania. Politicamente e diplomaticamente, però, qualche imbarazzo. Forse per questo il Tribunale federale di Berlino ha voluto lanciare un ramoscello d’ulivo, condannando in marzo il Museo storico tedesco a restituire alcuni articoli rari espropriati dal ministero della Propaganda nazista a una famiglia ebraica negli anni ’30.

Un piccolo passo avanti sulla strada per la giustizia. Anche se, per il momento, produce il paradosso che viene punito il furto e non la riduzione in schiavitù…

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