Italiani Dio, Patria e famiglia ?

Una recente ricerca del Censis ci fornisce un ritratto dell’italiano medio da cartolina ottocentesca: devoto cattolico, timorato di Dio, convinto dalla superiore qualità della vita in Italia, con la famiglia al primo posto nella scala dei valori.

Ora, non dubitiamo del diffuso orgoglio per lo stile italiano, surrogato moderno del più classico patriottismo.

Ancor meno dubitiamo dell’italica affezione per la famiglia. Leo Longanesi scriveva che “sulla bandiera dell’italiano c’è scritto ‘Io tengo famiglia’ “. Leonardo Sciascia raccontava che, in Sicilia, un politico che non accettasse mazzette non era considerato un onesto, ma anzi un uomo che rubava ai suoi figli.

Quello che lascia davvero perplessi è il dato sull’apparente cattolicesimo militante, quando la diretta interessata, la Chiesa Cattolica, lamenta banchi delle chiese vuoti, oratori poco frequentati e crisi delle vocazioni.

Questo dato, a ben vedere, è una declinazione dell’attitudine dell’italiano medio a inserirsi in una cornice virtuosa, che però riempie a suo piacimento. Si definisce cattolico, ma non si sente vincolato dal magistero ecclesiastico. Magari non rispetta nemmeno il precetto domenicale, ma lo fa rispettare al figlio, altrimenti il parroco lo depenna dalla lista per la cresima.

I rapporti con Cesare non sono diversi da quelli con Pietro. L’italiano non affermerà mai di essere assoggettato a un Governo ingiusto o a leggi ingiuste. Per recuperare un linguaggio ottocentesco o preottocentesco, a parole si dirà sempre fedele al Trono e all’Altare. Salvo poi, in innumerevoli casi singoli, eludere quei comandi dell’uno e dell’altro che contrastino con i suoi interessi.

Da dove è nata questa attitudine alla truffa delle etichette ? La parola a storici e sociologi. Noi ci limitiamo a un paio di ipotesi storiche.

L’uso italiano all’ossequio formale e indifferenza sostanziale potrebbe essere nato nel Risorgimento, quando ci si accorse che l’intransigenza patriottica non riusciva a conquistare l’indipendenza al Paese, e si fu costretti a costretti a corteggiare le Potenze straniere, facendo loro credere che non si voleva liberare l’Italia, ma semplicemente toglierla all’Austria e darla a loro.

Oppure potrebbe avere radici molto più antiche, a quel lungo periodo in cui la Penisola fu governata da staterelli inefficienti e rissosi, ma al tempo stesso l’economia cresceva e prosperava comunque, nelle piccole Repubbliche del Nord Italia ma anche nel Regno delle Due Sicilie. Fu forse allora che si instillò nel DNA italiana la cosiddetta “arte di arrangiarsi”, che tradotto significa: “Presta ossequio all’Autorità, ma non aspettarti nulla da essa, e pensa a te stesso”.

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