Il nuovo Governo libico si sta muovendo malissimo, ma non rimpiangiamo Gheddafi

Le immagini della profanazione dei cimiteri inglesi e italiani in Libia stanno (giustamente) facendo il giro del mondo, e gridano vendetta. Ogni tomba è sacra, anche se fa particolarmente orrore lo sfregio dei resti dei soldati inglesi che in Libia combatterono contro il nazifascismo.

Si è trattato, probabilmente, di ritorsioni contro il rogo del Corano da parte delle truppe americane in Afghanistan, un episodio di estremismo religioso che poteva accadere in Libia come in molti altri Paesi musulmani.

Naturalmente, aiuterebbe se in Libia esistessero un Governo e una polizia funzionanti. Invece l’intero Paese, Tripoli compresa, è purtroppo ancora in mano alle milizie costituite durante la recente guerra civile.

Il rischio è che qualche pacifista a oltranza cominci a strillare: “Ve l’avevamo detto ! L’intervento NATO contro il regime di Gheddafi avrebbe portato all’anarchia e all’estremismo islamico !”

Se profanare delle tombe è aberrante, rimpiangere Gheddafi è quantomeno poco saggio. Quando cacciò i coloni italiani dalla Libia, nel 1970, il colonnello non ebbe pietà nemmeno dei morti: ventimila salme italiane dovettero essere riesumate e portate oltrefrontiera.

La Libia, inoltre, si trova sulla sponda opposta del Canale di Sicilia, e Gheddafi lo sapeva fin troppo bene. Se la NATO non fosse intervenuta e il colonnello avesse stroncato nel sangue la rivolta, l’Italia avrebbe dovuto continuare a trattare con lui. Con quale danno politico, è difficile stimarlo.

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