L’irritante polemica sulla prescrizione

Prevedibilmente, il proscioglimento dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine del processo Mills ha rinfocolato la polemica sulla prescrizione penale, che si era sopita con l’insediamento del Governo Monti.

Particolarmente irritante è proprio l’eterna accoppiata Berlusconi-prescrizione, quasi che il problema della lentezza del processo penale esistesse solo per l’ex Capo del Governo.

In realtà è l’intero sistema penale italiano a essere al collasso, con centinaia di migliaia di processi che cadono in prescrizione ogni anno. Di questa moria, peraltro, beneficia quasi sempre una tipologia di imputato ben precisa, costituita dai colletti bianchi imputati di reati edilizi, fiscali o di corruzione.

A non beneficiare della prescrizione, invece, sono le seguenti categorie:

a) i poveri cristi, generalmente stranieri o imputati per reati di droga, che non possono pagarsi l’appello;

b) i cittadini rispettabili che patteggiano subito per non avere guai con la legge, o rinunciano alla prescrizione perché ci tengono a una sentenza di assoluzione nel merito;

c) gli imputati per gravissimi reati di sangue, mafia o terrorismo, imprescrittibili o con termini di prescrizione lunghissimi.

Insomma, quella italiana è una giustizia penale di stampo seicentesco, che funziona solo con i poveracci o con i “briganti”.

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