Iran, la Gran Bretagna affila le armi (della retorica)

L’oratoria e la tecnica persuasiva hanno sempre avuto un posto di rilievo nella storia inglese. L’esempio più ovvio è quello di Sir Winston Churchill, ma anche la Regina Elisabetta I è famosa per il “discorso aureo” con cui ammansì la Camera dei comuni il 30 novembre 1601; e Lord William Pitt, il primo ministro che fu l’arcinemico di Napoleone, era un celebrato oratore. Il 9 settembre 1997, la Regina Elisabetta II risollevò le sorti della monarchia britannica (secondo alcuni addirittura la salvò) tenendo in diretta nazionale un discorso commemorativo di Lady Diana, morta pochi giorni prima.

Impegolata in una special relationship sempre più disuguale e con mezzi militari sempre più risicati dai tagli, ultimamente la Gran Bretagna si è specializzata nel ruolo di apologeta delle guerre americane. Alla fine del 2002, il Governo di Sua Maestà, all’epoca presieduto da Tony Blair, pubblicò due corposi dossier sulla necessità di muovere guerra all’Iraq. Più o meno contemporaneamente, l’Avvocato generale di Sua Maestà, Lord Goldsmith, rilasciò un parere secondo cui un’eventuale invasione sarebbe stata legale, in quanto l’Iraq aveva violato gli accordi conclusivi della guerra del Golfo del 1990-91, facendo così rivivere uno stato di conflitto armato all’epoca debitamente autorizzato dal Consiglio di sicurezza.

Ora spetta a William Hague, ministro per gli Affari esteri e del Commonwealth, dipingere a tinte apocalittiche le possibili conseguenze del programma nucleare iraniano, in previsione di un eventuale attacco armato angloamericano o israeliano. Mister Hague accosta l’Iran addirittura alla disciolta Unione Sovietica, sostenendo che la Repubblica Islamica potrebbe “scatenare una nuova Guerra fredda”. Il ministro prosegue: “Se ottengono l’atomica, allora credo anche altre Nazioni in tutto il Medio Oriente vorranno l’atomica: e così avremo la più grave tornata di proliferazione nucleare dall’invenzione stessa della bomba atomica, con effetti destabilizzanti in tutto il Medio Oriente”.

Nessuno intende sminuire la gravità della crisi iraniana, ci mancherebbe. Ma ci pare che Mister Hague esageri nel senso opposto. Israele possiede già un arsenale nucleare completo, e questo non ha scatenato alcuna corsa agli armamenti in Medio Oriente.

Anche se fosse, le bombe atomiche indiane e pakistane sono sempre rimaste chiuse nei loro silo, nonostante i due Paesi siano in stato di guerra convenzionale intermittente fin da quando hanno ottenuto l’indipendenza. Questo cosa ci dice ? Che una bomba atomica è pericolosa in sé, certo, ma molto dipende dalla ragionevolezza del Governo che la controlla. Per questo l’arsenale atomico più pericoloso rimarrà sempre quello della Corea del Nord, Paese retto da un Governo paranoico e imprevedibile, ben oltre i parametri ordinari delle dittature.

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