Siria, le incognite al-Qaeda e Iran

La crisi siriana sta riservando una serie di sorprese, non tutte gradevoli. Non può definirsi una vera sorpresa l’esercizio del veto russo in seno al Consiglio di sicurezza, che pur rievocando scenari dimenticati da Guerra fredda non è nemmeno estraneo alle corde dell’attuale Governo nazionalista Putin-Medvevev.

La prima sorpresa è che l’Iran, descritto dalla Casa Bianca come prostrato dalle sanzioni economiche, abbia trovato i mezzi per inviare ingenti fondi e carichi di armi al Governo di Damasco, oltretutto ufficialmente baathista (come il deposto Governo iracheno) e dunque laicista. Secondo fonti non confermate, inoltre, a Damasco e in tutta la Siria sarebbero sciamati numerosi consiglieri politici e militari iraniani.

Ma la vera sorpresa è la risurrezione di al-Qaeda, che ultimamente sembrava sopravvivere, in tutta franchezza, solo nei commi delle leggi speciali americane. Eppure, secondo alcune fonti, sarebbe stato il nuovo capo dell’organizzazione, il medico chirurgo egiziano Ayman Mohammed Rabie al-Zawahiri, a ordinare un recente sanguinoso attentato contro il Comando della Polizia militare nel cuore di Damasco.

In realtà, se torniamo con la memoria ai tempi della guerra in Iraq, il presunto ritorno sulla scena di al-Qaeda acquista un suo senso. Fu proprio l’invasione anglo-americana nel 2003 a consentire all’organizzazione terroristica di costituire una potente filiale in Iraq (al-Qaeda nella Terra dei Due Fiumi). Detta filiale aveva rapporti privilegiati con la Siria, che vedeva di malocchio la massiccia presenza militare occidentale in Iraq. Ora, vuole il caso che la crisi siriana sia esplosa proprio in coincidenza con il ritiro americano dall’Iraq, dopo il quale il Governo di Baghdad è finito in un’insidiosa palude politica e le fazioni violente hanno rialzato la testa. Quel che restava di al-Qaeda nella Terra dei Due Fiumi, dunque, ha potuto beneficiare improvvisamente di un humus fertile sia in Iraq, sia nella Siria retta da un Governo sempre più disperato.

Non è detto, peraltro, che le sorprese finiscano qui. La capacità tecnico-informatica dimostrata dall’Iran nel dirottare un drone senza pilota americano alla fine dell’anno scorso suggerisce la possibilità che i legami fra Teheran e Pechino siano più stretti di quanto appaia. E’ possibile che le ramificazioni della crisi siriana diventino sempre più estese, fino ad arrivare in Estremo Oriente.

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