Il Consiglio di sicurezza non si muove sulla Siria, la comunità internazionale fa da sé

“Mentre a Roma si deliberava” scrive Tito Livio narrando la Seconda guerra punica, “Sagunto veniva distrutta”. Mentre a Palazzo di Vetro si deliberava, si potrebbe scrivere oggi, le forze armate siriane continuavano a bombardare Homs.

La comunità internazionale, però, fortunatamente non resta del tutto inerme. Gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Omar, Qatar) hanno espulso gli Ambasciatori siriani, richiamando i propri da Damasco. Gli Stati Uniti hanno richiamato il loro Ambasciatore, conferendogli mandato di trattare direttamente con l’opposizione. I Paesi europei, per lo più, hanno richiamato i loro Ambasciatori per consultazioni. La Germania ha arrestato alcuni agenti dei servizi segreti siriani accusati di spiare l’opposizione. Oltre a ciò, è prevedibile un’escalation di sanzioni economiche e congelamenti di beni in tutto il mondo. Nulla sappiamo, ovviamente, di eventuali operazioni segrete, come la fornitura di armi al Governo in esilio siriano o al suo esercito.

La comunità internazionale, insomma, cerca di aguzzare l’ingegno e di mostrarsi creativa dopo l’impasse al Consiglio di sicurezza. Chissà che la gestione della crisi siriana non possa portare a una rivalutazione delle sanzioni diverse da quelle militari, spesso bollate come inefficaci, ma altrettanto spesso applicate dagli Stati con scarso impegno.

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