Governo Monti e giustizia, la tentazione dei piccoli aggiustamenti

Anche quest’anno si ripete, in cassazione e presso le Corti d’appello, la sfarzosa quanto deprimente cerimonia dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario. Praticamente un bollettino di guerra sull’arretrato e il numero di processi penali che cadono in prescrizione. Tanto per rendere più avvilente il quadro, si recitano anche le statistiche sul numero dei reati, incombenza che potrebbe essere tranquillamente lasciata alle conferenze stampa di Questure e Prefetture.

Quest’anno, i magistrati relatori hanno citato come nota positiva la sobrietà del nuovo Governo tecnico, che renderebbe più facile il dialogo fra Esecutivo e Magistratura: che l’unica nota positiva sia la “sobrietà”, lungi dal rendere la cerimonia meno deprimente, peggiora le cose.

Oltretutto, visto che questo Governo è, appunto, tecnico, c’è il rischio che si limiti a correggere le piccole storture pratiche anziché fare riforme di ampio respiro, seguendo un approccio dimesso suggerito apertamente dal Presidente della Corte d’appello di Roma.

Intendiamoci, i piccoli aggiustamenti tecnici vanno benissimo, anzi sono necessari: qualche cancelliere in più, qualche udienza inutile in meno, modalità di notifica meno barocche.

Ma anche le riforme di sistema sono necessarie. Meritoriamente il Presidente della Corte d’appello di Milano, che rappresenta il più importante Distretto giudiziario italiano, ha tirato in ballo il tema fondamentale della prescrizione, che nel nostro ordinamento si sospende in pendenza del giudizio civile, ma non di quello penale, così incentivando l’uso di tattiche dilatorie da parte della difesa. Non bisogna avere timore di affrontare anche temi di ordine generale di questo calibro.

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4 pensieri su “Governo Monti e giustizia, la tentazione dei piccoli aggiustamenti

  1. Egregio Sig. Casagrande,
    non posso che concordare con molta della sostanza del suo articolo, tuttavia mi corre l’obbligo di alcune precisazioni.
    L’Ufficiale giudiziario, non solo in questo sistema ove siamo dei pubblici dipendenti ma anche in altri ove è un libero professionista è sempre un pubblico ufficiale con dovere prima di tutto del rispetto della legalità dell’azione esecutiva, ma anche della dignità della parte esecutanda o più semplicemente destinataria di una notifica o protesto, un vero Ufficiale giudiziario, a qualsiasi latitudine, non sarà mai “sguinzagliato” da chicchessia. L’antico giuramento dell’Ufficiale giudiziario francese, professionista libero e riferimento della nostra associazione che mira ad una riforma in tal senso (in aderenza ai consigli del CEPEJ, organismo europeo che monitora l’efficienza del sistema giustizia nei paesi europei) recita che l’Ufficiale giudiziario non pignorerà mai il debitore del cibo per la sua sussistenza e del cavallo e le posso assicurare che spesso la fiducia nella nostra professionalità e probità morale ha aperto più porte di un grimaldello.
    Il nostro è un mestiere davvero strano, difficile da capire per chi non lo vive dal di dentro, fatto di diritto e di molto esprit de finesse in quanto spesso ci troviamo ad intervenire in situazioni di autentica disperazione. I cialtroni non mancano di certo, ma se sono orgoglioso di essere un Ufficiale giudiziario questo è perché mi ha insegnato a non giudicare niente e nessuno (oltre perché mi “consente” di fare delle belle camminate), ho imparato a lasciare l’arduo compito di giudicare ai magistrati e quello, non meno arduo, di consigliare agli avvocati, questo non vuol dire che non ci troviamo in prima linea a, per così dire, sminuzzare, il diritto a chi si approccia con noi, questo perché nessuno deve mai dubitare della nostra imparzialità, per dirla come il motto del nostro ultimo convegno di Catania (che ci ha visti insieme alla locale avvocatura, a dibattere dello spinoso tema de “Il ruolo dell’Ufficiale giudiziario nei rapporti familiari”) l’Ufficiale giudiziario è un giurista di prossimità, è la prima figura che il cittadino trova nel momento della notifica dell’atto introduttivo e l’ultima nel momento dell’eventuale esecuzione.
    Il sistema libero professionale non ci distoglierebbe dalle nostre pubbliche funzioni ci renderebbe semplicemente più facile e meno burocratico l’espletazione delle nostre funzioni, tale sistema è presente con successo in 21 su 27 paesi della sola UE per non parlare di altri sistemi giuridici, peccato che noi non possiamo offrire a questa classe politica altro che questi esempi che, come lei ha detto giustamente, darebbero competitività al sistema paese nel suo complesso; la maggioranza che faceva della libertà la propria bandiera ci ha bellamente voltato le spalle (pur con molti attestati di stima e strette di mano).
    Il buon Monti lo considero un po’ come un mio collega, come io ricordo al debitore che è arrivato il momento di pagare i suoi debiti così Monti ricorda a noi tutti italiani che non possiamo continuare a vivere al di sopra delle possibilità del nostro Paese. Nei ristretto ambito del suo mandato speriamo solo che si ricordi che “Ubi executio silet, ibi et iuris praecepta generalia silent … et sententia sine executione idem esse videtur quod lyra sine corda, ignis sine flamma et colore”. In altre parole non serve una bella sentenza, magari ottenuta celermente, se poi non viene eseguita professionalmente, per non parlare che questo baraccone burocratico costa al contribuente una gran bella somma (si stima intorno ai 600 milioni di Euro).
    Infine, per mutuare il recente libro di un mio caro collega, l’Ufficiale giudiziario è “La giustizia che cammina”, per farlo camminare meglio, caro Monti, ti prego di liberarlo da lacci e lacciuoli.

    1. Pregiatissimo Dott. Melita,

      La ringrazio per il Suo esteso contributo.

      Spero che il mio articolo abbia messo adeguatamente in luce come gli Ufficio notifiche esecuzioni e protesti siano solo un anello di un sistema giudiziario nel suo complesso non funzionante.

      Quanto alla tutela della legalità dell’esecuzione e della dignità del debitore, non posso che darLe ragione, ma mi permetto di fare anch’io una considerazione.

      La coattività dell’ordinamento giuridico, pur non potendo essere un valore assoluto, è il corrispettivo che il consociato esige per rinunciare alla ragion fattasi.

      L’impressione odierna è che non vi sia in Italia un problema di tutela del debitore quanto, spesso, del creditore.

      I piu’ cordiali saluti,

      Avv. Marco Casagrande

      1. Egregio avvocato,
        chiunque, anche scorrendo le pagine del nostro sito ( http://www.auge.it ), non potrà che concordare con Lei quanto alla mancanza di un effettivo recupero del credito come di un vulnus per il diritto soggettivo pur cristallizzato in un titolo e per lo stesso sistema giudiziario nel suo complesso.
        Noi abbiamo una posizione netta e chiara, se vogliamo non far cambiare le cose, lasciamo pure che l’Ufficiale giudiziario rimanga un oscuro salariato ministeriale, come hanno fatto i sindacati, che purtroppo non hanno avuto lungimiranza e si sono messi di mezzo alla nostra riforma auspicata da quanti invece (fra cui l’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana) volevano introdurre questo scatto di professionalità, evidentemente per alcuni ( e non solo all’interno della mia categoria!) questo stato di cose va più che bene.

        Credo di potermi unire con Lei nel denunciare che non è più possibile che oggi sia incentivata l’inefficienza della mia funzione, basti pensare che se faccio 10 verbali di domicilio chiuso “lucro” dieci trasferte (anche se la parola lucrare è un eufemismo), mentre se faccio un pignoramento che mi porta via mezza giornata non riesco neanche a pagarmi la benzina.
        Il bello è che cambiare il mio status da salariato dipendente a libero professionista, ma pur sempre pubblico ufficiale ed a numero chiuso, non sarebbe solo un vantaggio per il creditore, ma anche per il debitore.
        Mi spiego subito: sono già diversi anni che ho lasciato l’avvocatura per abbracciare questa funzione che mi onoro di ricoprire ed ho notato che esiste una vera catena del debito, tanti vanno in sofferenza, se non in default (per usare un termine oggi purtroppo tanto di moda), in quanto non riescono a loro volta a recuperare i loro crediti e chi ne ha la peggio è spesso l’imprenditore onesto che ha sempre scommesso sulla propria attività senza usare schermi o scatole cinesi varie, il debitore sarebbe inoltre doppiamente tutelato dal fatto che l’Ufficiale giudiziario libero professionista dovrà garantire la piena legalità della procedura anche con copertura assicurativa, oggi invece non vediamo praticamente azioni contro l’Ufficiale giudiziario ; tutto quanto da me detto non è fantasia, ma è suffragato dalla esperienza nei più vari paesi dalla Francia alla Moldavia, non posso sopportare che quello che altezzosamente ci ostiniamo a chiamare “terzo mondo” a buon diritto ci guardi dall’alto in basso!!!

        Quanto alla sua ricostruzione, di chiovendiana memoria, dell’Ufficiale giudiziario quale rondella, insieme al magistrato ed al cancelliere della complessa macchina giudiziaria, devo controbattere che questa ricostruzione, di stretta matrice germanistica e pur con grandi maestri come suoi propugnatori, non la trovo oggi più soddisfacente. Innanzi tutto il procedimento esecutivo può nascere, evolversi e morire completamente al di fuori del titolo di formazione giudiziaria (si pensi alle cambiali ed ai titoli di formazione notarile), ma soprattutto ritengo che ove si debba ipotizzare che Tizio una volta che sia uscito dal Tribunale con la sua bella sentenza ci debba necessariamente rientrare per vedere il suo diritto attuato, allora de facto degraderemo il suo diritto soggettivo in un mero interesse legittimo. Se Tizio possiede una cosa di Caio, se Caio ha un bel titolo che gli attesti che quella cosa è sua, natura vorrebbe che soddisfi il suo diritto direttamente (così come accadeva nei diritto romano arcaico), ebbene in una società ben più complessa di quella dei pater familias regolata dalle dodici tavole, l’Ufficiale giudiziario si pone come il filtro tramite il quale si esplica il diritto di Caio di invadere la sfera giuridica di Tizio ed in questo non vedo in alcun modo attività di tipo giurisdizionale. La cognizione del giudice dell’esecuzione dovrebbe quindi essere relegata al caso in cui sorgano contestazioni sull’attività esecutiva condotta dall’ufficiale giudiziario.
        Tale degiurisdizionalizzazione del procedimento esecutivo sarebbe quindi un ulteriore vantaggio per il debitore su cui gravano i costi di tale procedimento che, come ben sanno i pratici dei tribunali, ha ben poco del contenzioso nella stragrande maggioranza dei casi.

        Termino tracciando l’identikit del nemico tipico della nostra riforma, non ci sono solo nemici interni alla nostra categoria, colleghi, mi dispiace dirlo, che ben sanno che non sono capaci di andare oltre più del dipendente e temono come la morte la prospettiva di doversi confrontare con il mercato, sia pure ben regolato ed a numero chiuso, tale genia è ben rappresentata dal sindacato italiano, credo il più conservatore che ci sia in Europa e le cui grandi conquiste sono sotto gli occhi di tutti, ma non è il peggiore dei nemici, questi sono solo degli sfigati della storia che si aggrappano al loro status quo forti solo della loro forza d’inerzia. Il nemico peggiore sono quelle società di recupero del credito che oggi operano border line con il diritto e fino a quando la riscossione con tutti i crismi di legalità sarà inefficiente avranno gioco nel proporsi alle grandi società bisognose di recupero e stipulare contratti di appalto di servizi nei quali a fronte di una sostanziosa riduzione proporzionale del credito da recuperare hanno campo libero di vessare il debitore come meglio credono cercando di lucrare la maggior differenza possibile.
        La libera professione, alla luce di quanto detto, non è forse a tutela di tutti?
        Nella mia zona constato che ci sono tante persone, specie quelle più sprovvedute nel campo giuridico, che sono avvicinate da loschi figuri che si spacciano per Ufficiali giudiziari, dico a tutti, se avete dubbi, chiamate i carabinieri, loro mi conoscono e sanno riconoscere un vero Ufficiale giudiziario da un impostore, io non ho alcuna paura di imbattermi in una pattuglia di Carabinieri!!!

        I miei più distinti saluti a Lei ed a tutti i lettori,
        dott. Orazio Melita
        Ufficiale giudiziario

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