Intimidazioni e agenzie di rating di comodo: la (deprimente) risposta europea al declassamento

Dopo il declassamento dell’Italia, la filiale italiana di Standard & Poor’s ha ricevuto una visita della Guardia della finanza. Ritorsione ? Difficile dirlo, dopotutto le Fiamme gialle si sono mosse per ordine della Magistratura, non del Governo. Eppure, il dubbio resta. Soprattutto ricordando che anche gli Stati Uniti, dopo aver perso la tripla A, mandarono l’FBI nella sede centrale dell’agenzia di rating. Soprattutto se si colloca l’ispezione nel contesto delle reazioni stizzite al declassamento dell’Europa venute da Roma e Bruxelles, e ultimamente anche dalla City di Londra.

E’ sceso in campo anche il Governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, auspicando l’istituzione di un’agenzia di rating europea.

Sembra di essere tornati nel primo Novecento, quando i padroni delle ferriere, alle prese con i primi grossi movimenti sindacali, ricorrevano alle intimidazioni o ai sindacati di comodo per zittire i lavoratori. Palliativi, naturalmente, e tale rischia di essere anche la reazione europea. Le agenzie di rating non vanno affrontate con sterili ritorsioni, ma in modo sistematico, avviando una forte offensiva dialettica finalizzata a ricordare al mercato che le Istituzioni sono disposte a riformarsi e modernizzarsi, ma al tempo stesso, piaccia o non piaccia, hanno degli interessi di ordine generale e non economico da soddisfare.

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