Le agenzie di rating e gli Stati come il lupo e l’agnello

A un rio medesmo, dalla sete spinti, l’Agnello, e’l Lupo eran venuti. Il Lupo al fonte più vicin; da lunge assai bevea l’Agnello: allor che ingorda fame punse il ladron a ricercar tal rissa: perché l’acqua, a lui dice, osi turbarmi? L’Agnel tremante: intorbidar poss’io l’onda, che dal tuo labbro al mio trascorre? Quegli vinto dal ver: ma tu, soggiunge, fin da sei mesi con acerbi motti m’oltraggiasti: io non era allora nato, l’Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo; ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l’addenta, e ne fa ingiusto scempio.
A colui s’indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime.

Fedro, traduzione di Giovanni Grisostomo Trombelli

*   *   *

Sembrava finalmente che si potesse un timido sospiro di sollievo. Dopo il cambio di Governo, la situazione in Spagna e in Italia si stava normalizzando. Certo, permaneva l’incognita greca, problemi gravi si profilavano in Ungheria, ma l’Apocalisse del 2011 sembrava allontanarsi almeno di un passo.

Ed ecco che Standard & Poor’s declassa Francia, Italia, Spagna, Cipro e Portogallo. Sul Corriere di oggi, un articolo di Federico Fubini ci svela alcuni retroscena, non proprio edificanti, di questo declassamento di massa.

L’Unione europea protesta, ma invano. Quello che sta accadendo rientra nell’ordine delle cose. Niente di quello che i Governi potranno fare accontenterà mai le agenzie di rating, semplicemente perché queste ultime giudicano gli Stati sovrani secondo criteri economici-finanziari impossibili da soddisfare per le Istituzioni pubbliche, che perseguono fini anche e soprattutto non economici. Magari è possibile gestire in attivo una compagnia telefonica di Stato, ma si può guadagnare sulla polizia, sulle carceri, sull’assistenza sanitaria ?

Fanno bene le autorità tecnico-finanziarie a chiedere che i servizi pubblici e le Pubbliche amministrazioni siano gestite nel modo migliore e più razionale possibile, eliminando storture, sprechi e burocrazia. Ma non devono dimenticare che questo adeguamento ai parametri di mercato ha un limite, derivante dallo scopo stesso perseguito da queste Istituzioni.

Se finge di ignorare questa verità elementare, la finanza finirà col distruggere, lentamente, pezzo per pezzo, ogni forma di governo e di autorità pubblica. In questo modo, però, indebolirà anche la civilizzazione raggiunta dai consorzi umani in secoli di storia, che permette alla finanza di operare su scala così massiccia, sofisticata e potente.

Un suicidio collettivo, insomma.

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