La fase due del Governo Monti alla prova del gap infrastrutturale

E’ in corso da Palazzo Chigi la tradizionale conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio. Quest’anno, si parlerà della cosiddetta “fase due”, ossia il pacchetto di misure per la crescita economica che dovrebbe far seguito alla finanziaria. (Per amor di cronaca, va precisato che il Presidente del Consiglio Monti ha preso le distanze dalla locuzione “fase due”, sottolineando come non ci sia alcuna soluzione di continuità politica rispetto alla finanziaria.)

Prima ancora che il Presidente del Consiglio prendesse la parola, tuttavia, giungeva la notizia dell’ennesimo aumento del carburante e del proposto aumento dei pedaggi autostradali. Notizie pessime per un Paese dove i porti funzionano poco e il trasporto di merci su rotaia è praticamente inesistente.

Il deficit infrastrutturale è forse la più grossa ipoteca che grava sulla fase due, molto più pesante delle resistenze corporative alle liberalizzazioni. Il Governo Monti ha fatto, sul fronte infrastrutturale, i soliti annunci di rito: erogazione di fondi da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica, semplificazione delle procedure amministrative, potenziamento della finanza a progetto.

Speriamo che, almeno su questo fondamentale aspetto, il Governo Monti riesca davvero a imporre un cambio di marcia. In ogni caso, però, i benefici di un vero potenziamento infrastrutturale si manifesterebbero solo a lungo termine.

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