Preghiamo per la Corea del Nord

Costretti dal regime o plagiati dalla propaganda, i nordcoreani piangono la morte del dittatore Kim Jong-il. Ma forse, in fondo al loro cuore, piangono per sé stessi. Non c’è Paese, nel mondo contemporaneo, che versi in condizioni peggiori della Corea del Nord, sommando una carestia degna del Corno d’Africa a una dittatura che sembra uscita da “1984” di George Orwell.

Fare previsioni sul Paese piu’ chiuso e oscurantista del mondo è praticamente impossibile. Possiamo solo sperare. Sperare che la morte del “Caro Leader” smuova qualcosa. Ufficialmente, la successione è già delineata, nel solco della continuità. A Kim Jong-il, succeduto a suo padre, dovrebbe a sua volta succedere il figlio Kim Jong-un, nel segno di un regime comunista degenerato da tempo in monarchia assoluta.

Kim Jong-un, però, è una soluzione di ripiego. Sostituisce Kim Jong-nam, altro figlio del defunto dittatore caduto in disgrazia. Kim Jong-un ha studiato all’estero (pare in Svizzera) e ha legami deboli con la madrepatria. Non è chiaro, inoltre, fino a che punto il padre abbia avuto il tempo di preparargli la successione, dopo una malattia che lo ha colpito in modo relativamente precoce.

Speriamo che i piani del Partito dei lavoratori nordcoreano per perpetuare lo status quo falliscano. Il popolo nordcoreano avrebbe diritto a un po’ di fortuna, finalmente.

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