La crisi del burro in Norvegia

Chi è stato nel Nord Europa sa bene l’importanza che il burro ha da quelle parti. Burro giallo, cremoso e saporito, conservato a temperatura ambiente, spalmato su fette di squisito pane nero. Anche il più incallito dei mediterranei non esiterà a riconoscere, limitatamente a questo singolo alimento, la superiorità culinaria dei nordici.

Non stupisce dunque che in Norvegia, per di più sotto le feste natalizie, sia un dramma nazionale l’improvvisa penuria di burro. Come è potuto succedere ? A quanto pare, i colpevoli sono dei comunisti redivivi. Politici norvegesi che, per salvaguardare la produzione nazionale, hanno imposto dazi troppo salati all’importazione, creando un’azienda semimonopolista che, a sua volta, ha compiuto “errori di pianificazione”. Sembra davvero di stare in Unione Sovietica.

Non voglio nemmeno pensare che il caso sia stato gonfiato, o addirittura creato ad arte, da qualche neoliberista. Assumiamo tranquillamente che il caso norvegese sia genuino, e ricordiamoci che le perplessità sul liberismo imposte dai tempi che viviamo non devono farci aspirare a un’economia pianificata, capace di fare danni ancora peggiori.

Dobbiamo cercare una terza via.

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