“Homeland”, una serie televisiva sul dramma profondo dell’America impegnata nella guerra al terrorismo

Trasmessa sul canale via cavo Showtime e coprodotta dalla Fox, “Homeland” è una delle serie televisive di maggior successo negli Stati Uniti. La protagonista è Claire Danes, che molti ricorderanno giovanissima, al fianco di Leonardo Di Caprio, in “Romeo + Juliet”. Nel cast c’è anche Morena Baccarin, nota soprattutto per il suo ruolo nella serie “V”, remake della storica “Visitors”.

I temi toccati da “Homeland” sono decisamente scottanti. La storia prende il via in Iraq, dove una squadra delle forze speciali americane, indirizzata dalla CIA, libera il sergente dei marine Nicholas Brody, tenuto prigioniero dal feroce Abu Nazir, omologo narrativo dell’ex capo di al-Qaeda in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi.

Nel frattempo, però, in un carcere iracheno un’altra agente della CIA, Carrie Mathison, riceve da un detenuto prossimo all’impiccagione una rivelazione sensazionale: un prigioniero americano è passato ad al-Qaeda. Quando Brody rientra negli Stati Uniti, la Mathison vorrebbe metterlo sotto sorveglianza, ma il sergente è protetto dall’alto: per il popolo è un eroe, per la Casa Bianca un prezioso strumento di propaganda.

Partendo da queste premesse, si sviluppa “Homeland”, intrecciando con maestria i colpi di scena delle indagini della CIA, il difficile rapporto di Brody con la famiglia che non lo vedeva da anni, i maneggi dei politici, la figura imperscrutabile del sergente: forse un terrorista, forse vittima della sindrome di Stoccolma, forse vero eroe di guerra, forse solo un normale soldato…

Al di là di questo, però, “Homeland” sovverte profondamente gli archetipi narrativi americani. Nel Paese che ha inventato i supereroi e i supercattivi, riproponendo una favolistica divisione manichea fra bene e male, improvvisamente il nemico diventa interno, l’eroe nazionale nasconde un lato oscuro. La stessa Mathison, personaggio che quasi sempre ruba la scena, non è certo un’eroina, ma una spia in crisi d’identità, affetta da un disturbo congenito dell’umore, perennemente in lite con i superiori; ma soprattutto terrorizzata ai limiti della paranoia dalla possibilità che l’intelligence commetta un nuovo errore macroscopico come quello che ha portato all’11 settembre. Spesso lo spettatore è portato a chiedersi se la Mathison abbia ragione sul sergente Brody o sia invece una povera pazza da licenziare dalla CIA (provvedimento che la donna rischia spesso).

La doppiezza dei personaggi non serve solo a creare suspence, ma ha anche altre funzioni narrative. Nel caso di Brody, quella di inquietare lo spettatore, tirando in ballo lo spauracchio del tradimento alla Patria. Nel caso della Mathison, quella di evocare il disorientamento dell’americano medio di fronte a un’offensiva terroristica che può arrivare da qualunque lato, e di cui soprattutto non si riesce a comprendere la ragione. L’ossessione della Mathison nei confronti di Brody non è solo investigativa, ma quasi psicologica. La donna ormai non si stupisce piu’ che un sergente dei marine possa essere un terrorista – si è lasciata lo stupore alle spalle da tempo ormai -, anzi lo dà quasi per scontato. Quello che non capisce, e che difficilmente potrà capire nonostante le microspie e l’addestramento, è come e perché un odio del genere nei confronti dell’America possa essersi sviluppato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...