Si liberalizza anche in India

Spesso si dipingono i Paesi in via di sviluppo come economie sregolate al limite del selvaggio, in contrapposizione alle economie troppo ingessate dei Paesi industrializzati. In realtà, le cose non stanno esattamente così.

L’India, ad esempio, ha un’economia strettamente regolamentata, con leggi valutarie rigide e barriere molto elevate per gli investimenti stranieri. D’altronde, l’esperienza indiana rispetto a questi ultimi è pessima, essendo dominata dal caso Bhopal del 1984, quando l’americana Union Carbide uccise migliaia di indiani con una nube tossica.

Proprio in questi giorni, tuttavia, il Governo federale indiano (anche a seguito di pressioni cinesi) ha deciso di liberalizzare il settore strategico della vendita al dettaglio, aprendolo ai grandi gruppi stranieri. L’annuncio della decisione ha dato prevedibilmente la stura a proteste da parte dei piccoli negozianti indiani e di semplici cittadini desiderosi di salvaguardare l’identità del Paese.

Vedremo come andrà a finire, e chi avrà ragione. Già adesso, però, questa storia ci insegna a non dare troppo per scontati i luoghi comuni dell’economia che continuamente ci vengono propinati.

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