Putin e Berlusconi, analogie e differenze

Nonostante il loro rapporto privilegiato, anche a livello personale, il primo ministro russo Vladimir Putin e l’ex Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi potrebbero sembrare due figure molto diverse. Glaciale e deciso il primo, pittoresco e affabulatore il secondo. In realtà, in questo i due si limitano a riprodurre ed enfatizzare i caratteri delle Nazioni che rappresentano. Se Berlusconi incarna lo stereotipo dell’italiano furbo e scanzonato, canaglia ma affascinante, Putin riesuma quello dell’apparatchik sovietico, figura opaca ma nonostante questo sorretta dal consenso patriottico delle masse. Putin è un ex funzionario del KGB, ha ripristinato il vecchio solenne inno sovietico (con un testo diverso) e ha conquistato la fiducia dei russi stroncando la rivolta separatista in Cecenia. Anche in seguito, Putin si è sforzato di rinverdire i fasti dell’Impero sovietico, con le grandi parate sulla Piazza Rossa e le rivendicazioni di sovranità sull’Artide.

Un recupero dell’orgoglio nazionale che non è stato solo di facciata. Putin ha vinto una guerra contro la Georgia, ha ripristinato la sfera d’influenza russa sull’Ucraina ed è riuscito a impedire, almeno per ora, l’installazione di missili intercettori americani in Polonia e Repubblica Ceca. La richiesta di aiuto serba alla Russia dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo dimostra che Putin è riuscito effettivamente a ricostruire l’immagine di una Russia capace di far sentire la sua voce a livello globale.

Un’altra analogia fra Berlusconi e Putin consiste nel loro uso disinvolto del soft power. Nessuno dei due può essere etichettato come dittatore, entrambi sono perfettamente in regola con le Costituzioni dei rispettivi Paesi e sono stati regolarmente eletti. Se sono percepiti come politici “più uguali di altri”, è perché dispongono di una base di potere fatta di controllo dei media, risorse finanziarie e connivenze, che li pone in posizione di vantaggio sugli avversari politici.

Naturalmente, vi sono anche delle differenze. Rispetto al potere di Berlusconi quello di Putin, pur restando complessivamente un soft power, ha una componente molto più violenta. Non solo quel potere è cementato con il sangue dei ceceni, ma non sono mancati episodi di aggressione fisica contro gli oppositori politici interni: solo per citare i casi più noti a livello internazionale, l’arresto dell’oligarca Mikhail Borisovich Khodorkovsky (2003), l’omicidio della giornalista Anna Stepanovna Politkovskaja e quello clamoroso del saggista Alexander Valterovich Litvinenko (entrambi nel 2006).

In parte uguali, in parte diversi nel loro esercizio del potere, Berlusconi e Putin potrebbero essere del tutto accomunati nel loro declino. Berlusconi, dopo essere sopravvissuto a scandali di ogni tipo, è stato disarcionato dalla crisi dell’Eurozona, quella stessa crisi che, per la prima volta, ha visto diminuire la popolarità di Putin. Ieri sera il primo ministro e Presidente in pectore russo è stato fischiato sonoramente dalla folla durante una delle sue innumerevoli apparizioni in pubblico. Non era mai successo, e la TV russa si è affrettata a censurare l’episodio. Potrebbe non significare molto, ma potrebbe anche essere la prima crepa sull’Impero russo di Putin.

 

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