Libia, migliorano i rapporti, cambiano i Governi ma i problemi per i pescherecci italiani continuano

Uno dei primi atti ufficiali del nuovo ministro degli Esteri, l’aristocratico Terzi di Sant’Agata, è stata una nota in cui ha espresso la sua soddisfazione per il rilascio del peschereccio italiano Twenty Two, fermato una settimana fa dalle Autorità libiche. Soddisfazione giustificata, nessuno lo contesta, ma che in un  diplomatico di lungo corso come Terzi di Sant’Agata dovrebbe essere venata da un filo di esasperazione per il continuo ripetersi di questi eventi.

Quando Gheddafi era al potere, uno dei suoi marchi di fabbrica erano le esose rivendicazioni marittime, fatte valere con tipica prepotenza. La pretesa di chiudere al traffico straniero il Golfo della Sirte, ad esempio, costò a Gheddafi due caccia Su-22 russi, abbattuti da due F-14 americani decollati dalla portaerei Nimitz.

Con l’Italia, invece, le controversie marittime riguardavano prevalentemente la pesca, con frequenti fermi di nostri pescherecci. D’altronde, all’epoca i rapporti della Libia con l’Italia e l’Occidente in generale erano pessimi.

A partire dal 2000, iniziò lo sdoganamento del regime di Gheddafi, che prese le distanze da al-Qaeda, smantellò il suo programma di armi di distruzione di massa e consegnò alla Gran Bretagna i responsabili dell’attentato al volo Pan Am 103 del 1988, precipitato sul villaggio scozzese di Lockerbie. In cambio, ONU e Unione europea revocarono le loro sanzioni, e anche gli Stati Uniti si ammorbidirono.

Particolarmente zelanti nel promuovere lo sdoganamento fu l’Italia, ansiosa di risolvere le pendenze coloniali e soprattutto di ottenere la collaborazione della Libia nel contrasto dell’immigrazione illegale attraverso il canale di Sicilia. Nel 2008 venne firmato con Tripoli un famigerato Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione, seguito da coreografiche visite di Gheddafi a Roma.

Ma per i pescherecci italiani non cambiò nulla. Nel 2010 il peschereccio Ariete venne mitragliato dalla Marina libica usando una motovedetta donata dall’Italia. A bordo c’erano perfino agenti della nostra Guardia di finanza, impossibilitati a intervenire in forza degli accordi bilaterali. Un episodio surreale ? Forse non più di quello del peschereccio Twenty Two. Colpisce infatti che il nuovo Governo libico, appena insediatosi grazie alle basi NATO concesse dall’Italia, pur riuscendo a malapena a controllare il Paese abbia trovato i mezzi e le risorse necessari per sequestrare l’ennesimo peschereccio italiano.

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