Al-Shabaab somali, siamo alla resa dei conti ?

“Al-Shabaab”, in arabo, significa “la Gioventù”. Al-Shabaab è il nome della milizia islamica somala succeduta all’Unione delle corti islamiche nel contendere il controllo del Paese al Governo transitorio federale, appoggiato dall’ONU e dalla comunità internazionale.

Il Governo transitorio, questo va detto, da solo riusciva a malapena a controllare pochi quartieri della capitale Mogadiscio. Per questo l’Unione delle corti islamiche poteva sostenere di non essere un movimento islamico, ma semplicemente un comitato d’ordine. La comunità internazionale, tuttavia, non apprezzò lo sforzo d’ordine dell’UCI. Truppe etiopi prima, dell’Unione africana poi restituirono al Governo transitorio un precario controllo della capitale.

Qualcuno potrebbe sostenere, tuttavia, che l’intervento internazionale portò la Somalia dalla padella nella brace. All’UCI si sostituì, appunto, al-Shabaab, tanto feroce da impedire la distribuzione di aiuti umanitari internazionali alla popolazione somala, stremata dalla carestia. Nel frattempo, la costa somala è diventata una terra di nessuno da cui i pirati minacciano una delle principali rotte marittime internazionali.

L’impressione è che la situazione in Somalia non sia può sostenibile, o che comunque la comunità internazionale stia tentando di tagliare il nodo di Gordio facendola finita con al-Shabaab. Nelle ultime settimane di ottobre, l’inviato ONU in Somalia ha annunciato che le truppe dell’Unione africana sarebbero riuscite a cacciare al-Shabaab da Mogadiscio. Più o meno nello stesso lasso di tempo, il Kenya ha fatto attraversare alle sue forze armate il confine somalo, sempre per attaccare al-Shabaab. Casus belli dell’intervento kenyota sono stati i rapimenti di alcuni turisti occidentali dai resort costieri del Paese, rapimenti attribuiti dal Governo di Nairobi ad al-Shabaab. Inoltre, secondo indiscrezioni, sarebbero ricomparse in Somalia le truppe etiopi, che la comunità internazionale era molto riluttante a usare, perché Somalia ed Etiopia sono state più volte in guerra tra loro, e l’opinione pubblica somala sarebbe potuta reagire male a un intervento etiope. Infine, sui cieli somali avrebbero cominciato a sfrecciare i droni senza pilota americani, utilizzati contro al-Qaeda e i talebani in Afghanistan e in Pakistan.

Sapremo presto se in Somalia ci aspetta un’escalation. Meno facile sarà prevedere gli esiti di questo nuovo conflitto africano. Sulla carta, i rapporti di forza sono tutti in favore della comunità internazionale, ma la Somalia si è dimostrata in passato un terreno estremamente ostico. Difficile dimenticare il massacro delle teste di cuoio americane della Delta Force a Mogadiscio, nell’ottobre 1993. Il tutto ad opera del modesto signore della guerra generale Mohammed Farrah Aidid, ucciso ingloriosamente da rivali somali tre anni dopo.

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